a cura di Antonella Prudente

“21 Tappe per l’Equità di Genere nello Sport Italiano” è il  progetto che giovedì 3 marzo dalle ore 15:00 alle 19:00 si è svolto nell’incontro formativo organizzato dal CONI e la Fondazione Milano Cortina 2026 in collaborazione con la Scuola dello Sport del Comitato Regionale Campania, presso il Tennis Club Vomero a Napoli. Un evento importantissimo di carattere internazionale, a cui, ovviamente, unica in Italia a essere invitata in rappresentanza della disciplina scacchi, non poteva non partecipare l’ASD circolo scacchistico irpino di Montella (AV).

Questo percorso educativo, che toccherà tutte le regioni italiane, mira a sensibilizzare e promuovere la parità di genere nello sport italiano, trasformando l’equità di genere da principio a pratica concreta sul campo. In una società in crisi, come emerso anche dalla tavola rotonda che si è tenuta presso l’auditorium dell’azienda ACCA SOFTWARE di Bagnoli, organizzata dall’ASD circolo scacchistico irpino di Montella, lo sport, l’educazione allo sport, potrebbe essere una concreta speranza per la ricostituzione di una comunità che possa non pensare alla guerra. Infatti il corso si propone di accrescere la consapevolezza sulle discriminazioni e disuguaglianze di genere nei contesti sportivi; prevenire discriminazioni e violenze di genere nello sport; formare partecipanti sui principi e sul valore della parità di genere; integrare l’approccio gender mainstreaming nelle politiche sportive; trasformare le buone intenzioni in azioni concrete e misurabili.

Dopo il saluto del Presidente del club dott. Francesco De  Lise, accoglienti e calorose sono state le parole del dott. Sergio Roncelli, Presidente del Comitato Regionale Campania, che sottolinea la necessità di parlare, oggi più che mai, del rispetto dei valori sportivi.

La dott.ssa Cecilia D’Angelo, direttrice del Territorio Coni, presenta i risultati, ancora relativi e assolutamente da  migliorare,  circa la questione ‘parità di genere’  e  definisce lo step raggiunto solo ‘un’apertura’, ma c’è ancora molto da fare per superare le differenze attraverso la gestione e la promozione di una corretta e equa pratica sportiva. La D’Angelo evidenzia la situazione in Italia: solo la regione del Friuli sembra avere dati che effettivamente, nei diversi ruoli e  pratiche sportive ha ottenuto la giusta divisione nel rispetto del genere. Conciso e pratico l’intervento della dott.ssa Alessia Tuselli, ricercatrice C.S. Dipartimento di Sociologia Università di Trento, che dal focus ‘Gender gap nello sport’, dati alla mano, spiega le disuguaglianze di genere nello sport: dall’accesso alla pratica dello sport e dell’attività fisica, alla responsabilità, ai ruoli decisionali e di leadership, alla copertura mediatica delle atlete e dello sport femminile, alla violenza di genere. Essere donna è ancora  difficile, anche nello sport. ‘Il contributo di Milano Cortina 2026 per la parità di genere nello sport italiano’ è il titolo dell’intervento della dott.ssa Charlotte Groppo, responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del CIO. ‘Ad ognuno la sua parte’ – dice la Groppo, solo così, in un gioco di sinergie, si possono risolvere i problemi. Per una corretta educazione allo sport bisogna partire dalle scuole, prendendo a mo’ di esempio quelle francesi, dove i ragazzi svolgono tutti i giorni 30 minuti di attività fisica. È necessario promuovere l’uguaglianza di genere nel settore sportivo, come in altri settori della società, soprattutto in tema di rappresentatività nei posti di leadership. Fondamentale sarebbe cominciare ad utilizzare un linguaggio più ‘equo’, oltre  un’immagine che vede le atlete ben definite nella loro identità e nei loro risultati. Equità di genere “è un termine che comprende sia le pari opportunità che la sostenibilità Il ruolo della comunicazione nello sport di genere è fondamentale per andare oltre gli stereotipi”  interviene la dott.ssa Claudia Giordani, Vicepresidente Nazionale Coni, ribadisce che la stessa Costituzione nell’art.37 tutela le donne lavoratrici, anche nello sport: la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e le stesse retribuzioni del lavoratore, a parità di lavoro. A conclusione Gianfranco Puddu, docente formatore della Commissione Tecnica Nazionale per l’attività Giovanile CONI offre un’altra possibile soluzione attraverso la metodologia di allenamento: fondamentale è educare al contatto fisico, la differenza donna/uomo c’è perché per natura sono esseri diversi, che possono essere allenati e formati alle stesse attività. Bisognerebbe ripensare alle quote rosa, ritiene il Puddu, soprattutto nelle modalità attuative. 

Il dott. Marco Lobasso, che ha moderato agilmente l’incontro formativo, invita alla fine al question time, durante il quale emerge la questione fondamentale del rapporto tra sport e scuola. I licei sportivi avrebbero dovuto incanalare le problematiche e spingerle alle soluzioni, ma come tuona il presidente Roncelli ‘Nonostante il CONI sia sempre stato a disposizione dei licei, di sportivo non c’è nulla!’ 

Forse, bisognerebbe davvero, come in Francia, ripartire da un alfabeto dello sport che possa essere appreso tra i banchi e che insegni  a scrivere  e  a leggere il  femminile come il maschile.